Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

“Caporalato conto terzi e migranti nel Chianti”

Potere al Popolo denuncia le manovre per usare manodopera a basso costo

CASTELNUOVO BERARDENGA. Da Poteere al Popolo riceviamo e pubblichiamo.

“E’ notizia di questi giorni di aziende agricole nel Chianti che reclutano stranieri ospiti nei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) per poi farli lavorare, di fatto, senza retribuzione. Questi episodi si intrecciano con le numerose denunce sporte negli ultimi anni per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, in poche parole, caporalato. Numerosi lavoratori vengono prelevati ogni mattina, pressati con ritmi estenuanti, con varie irregolarità, senza contare le paghe da fame (anche meno di 4 euro l’ora) o le paghe mancate, come nel caso degli ospiti nei CAS. Spesso accanto alle ville, ai castelli e ai resort, molti di questi braccianti vivono accalcati in case, spesso fornite dalle ditte stesse, in condizioni igieniche precarie, senza riscaldamento né acqua calda. 
Quindi ormai è evidente che per produrre vini pregiati, tenere il passo del mercato dominato dalla grande distribuzione e, in molti casi, ottenere consistenti profitti, molte aziende chiantigiane appaltano il lavoro a ditte contoterziste che adottano pratiche illegali per rendere disponibile la manodopera a basso costo. Questa pratica diffusa non solo nel Meridione per pomodori ed arance, ma anche per i prodotti di eccellenza nel centro-nord, rappresenta il prototipo del modello neo liberista che a partire dalla fine degli anni ’90 si è imposto a livello globale. La de-regolarizzazione del mercato del lavoro operata in quegli anni, con lo smantellamento del collocamento pubblico, come avveniva con i centri per l’impiego, hanno rafforzato questo fenomeno. Oggi le imprese italiane non si rivolgono più ai centri del collocamento ma si avvalgono dei caporali oppure delle agenzie interinali, che a loro volta sono una sorta di caporalato legalizzato.
Inoltre, se da una parte le politiche italiane tendono a rifiutare la figura del migrante economico o del migrante tout-court, dall’altra il sistema produttivo non vede l’ora di inglobare manodopera assoggettata e vulnerabile dal punto di vista dei diritti sociali. Un sistema di produzione che caratterizza tutto il nostro Paese da Nord a Sud, dal settore agricolo a quello della logistica e della grande distribuzione, che in sostanza sfrutta l’emergenza umanitaria e sociale dei migranti.
Per contrastare il caporalato e l’illegalità generalizzata serve una presa di coscienza culturale. Dobbiamo passare dalla logica del mercato e del profitto a tutti i costi, e rimettere l’uomo e i suoi diritti al centro di ogni cosa.
Intanto, ci appelliamo alle istituzioni locali affinché si aumenti la vigilanza su questi fenomeni nel nostro territorio”.