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34enne muore sulla strada di Ranza

Non si è trattato di un incidente: l'uomo si è tolto la vita

SAN GIMIGNANO. Un uomo di 34 anni è morto sul colpo ieri (12 agosto) intorno alle 20.30, dopo essersi scontrato in auto con un altro mezzo lungo la strada provinciale 47 che porta al carcere di Ranza.

Il 118 non ha potuto che riscontrare la morte del 34enne, mentre i Carabinieri hanno effettuato i rilievi per poter determinare la dinamica del tragico incidente.

Aggiornamento

L’uomo morto sulla sp 47 non è morto in un incidente ma si è ucciso con la pistola di ordinanza nel parcheggio del carcere. Si tratta, infatti, di una guardia carceraria. La notizia è confermata da una nota di Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

“Sembra davvero non avere fine il mal di vivere che caratterizza gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, uno dei quattro Corpi di Polizia dello Stato italiano. Il trentenne si è sparato nella macchina, premurandosi però di chiudere prima le porte con le sicure. Siamo sconvolti. Sono ancora oscure le cause che hanno portato l’uomo al tragico gesto, ma se è importante evitare strumentalizzazioni è fondamentale e necessario è comprendere e accertare quanto hanno eventualmente inciso l’attività lavorativa e le difficili condizioni lavorative nel tragico gesto estremo posto in essere dal poliziotto. Non può essere sottaciuto ma deve anzi seriamente riflettere la constatazione che negli ultimi 3 anni si sono suicidati più di 55 poliziotti e dal 2000 ad oggi sono stati complessivamente più di 110, ai quali sono da aggiungere anche i suicidi di un direttore di istituto e di un dirigente generale. Quel che è certo è che sui temi del benessere lavorativo dei poliziotti penitenziari l’Amministrazione Penitenziaria continua ad essere in grave affanno e in colpevole ritardo, senza alcuna iniziativa concreta. I poliziotti continuano a suicidarsi, l’Amministrazione Penitenziaria non mette in campo alcuna concreta iniziativa per contrastare il disagio lavorativo e dare un sostegno a chi è in prima linea nelle carceri”.

Capece sottolinea: “Questo di San Gimignano è l’ennesimo suicidio di un poliziotto penitenziario ma l’Amministrazione Penitenziaria continua a non fare nulla di concreto per contrastare il disagio psicologico dei poliziotti, anche se non è direttamente collegato col servizio. Questo aiuta a capire quali evidentemente siano le priorità per l’Amministrazione Penitenziaria. Non il fatto che contiamo ogni giorno gravi eventi critici nelle carceri italiane, compresi i numerosi suicidi di appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, episodi che vengono incomprensibilmente sottovalutati proprio dal DAP…”.