Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Ma non è che Pontignano è in svendita?

Antoitalia non sarà più l'advisor al 9 aprile prossimo

di Lexdc Siena

SIENA. Antoitalia è “una società di intermediazione immobiliare specializzata nella gestione e consulenza nei processi di vendita e dismissione di importanti portafogli immobiliari in Italia e all’estero” Così descrive se stessa sul proprio sito internet. Segue una lunga sequenza di fotografie di immobili prestigiosi che ha “intermediato” in tutta Italia, con le news a descrivere gli affari conclusi e in trattativa. Sono mesi che ogni tanto ci connettiamo con questa realtà imprenditoriale milanese, dalla firma del protocollo con l’Università di Siena per la vendita della prestigiosissima Certosa di Pontignano. Ahimè, sul sito appena illustrato non s’è mai vist una foto dell’abbazia senese, quasi se la procura a vendere un simile immobile non fosse veramente interessante per l’intermediario, benché dotata di ricca provvigione. 

Eppure, come ricorda il rettore Riccaboni in altro articolo sul Cittadino online “Il Consiglio ha ribadito l’intenzione di alienare gli immobili universitari non strumentali. Allo stesso tempo ha deciso di non prorogare il mandato irrevocabile di vendita a suo tempo conferito alla società AntoItalia e prossimo alla scadenza”. L’asta novembrina è andata deserta e la società sembra disinteressata alla cosa, come il Rettorato. Già avevamo raccontato all’opinione pubblica questa cosa nello scorso gennaio, ma le cose non sono chiare. Infatti il mandato a vendere è stato conferito, dopo regolare bando, ad Antoitalia il 9 aprile 2010. La sottoscrizione dell’accordo è stata firmata il 30 settembre 2010. Il mandato ha scadenza di un anno, ma a partire da quale data? Stiamo parlando di recuperare attraverso la vendita 68 importantissimi milioni di euro per coprire i buchi e salvare l’Ateneo, ma sembra che nessuno faccia nulla di concreto.

Raggiunto al telefono Livio Lanteri, responsabile marketing and communications Antoitalia, ci ha dichiarato che “la data corretta di fine rapporto con l’Università di Siena per la vendita della Certosa di Pontignano è proprio il 9 aprile. La necessità di sette mesi di tempo per organizzare l’asta pubblica deriva dall’adempimento delle procedure burocratiche generate dagli organi competenti, tra cui due ministeri, posti al di sopra dell’Università che richiedevano assensi espliciti alla vendita”. Per cui, non prevedendo il mandato ulteriori iniziative in mano alla società di intermediazione, il rapporto tra le parti è già praticamente concluso dal 1 dicembre 2010 e il tempo che trascorre fino al 9 a prile è altro tempo perso. Se non ci fossero di mezzo lavoratori e studenti ci sarebbe quasi da ridere.

Il settimanale Il Mondo, nel numero del 4 febbraio 2011 scriveva: “uno studio di Sansedoni spa aveva evidenziato che «le particolari caratteristiche architettoniche dell’immobile fanno sì che questo abbia un valore intrinseco difficilmente stimabile. Ma hanno un’influenza negativa sulla flessibilità per adattarsi a nuovi utilizzi». Forse anche per questo motivo la cifra sta scendendo in fretta: sembra che Angelo Riccaboni, magnifico da poco, stia valutando un’offerta per 30 milioni”. Lo stesso rettore nel comunicato del 7 dicembre scorso, relativo alla seduta del Senato Accademico del giorno prima, aveva affermato: “la società di intermediazione immobiliare avrà la facoltà di ricorrere a modalità diverse per la vendita della Certosa”. Gli avevamo risposto su queste colonne che non era vero, senza ottenere risposta. Il silenzio e la confusione delle idee e dei concetti è propedeutica alla svendita dei gioielli di famiglia, un arte coltivata nei secoli non solo a Siena. In fondo c’è chi sostiene che anche la vendita per 108 milioni alla Regione Toscana dell’ospedale Le Scotte sia stata una “svendita”.

(foto Corrado de Serio)