Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Lamerica non abita più qui

I frequentatori di piazza Gramsci: chi sono, cosa fanno, perché stanno lì

di Max Brod e David Busato

SIENA. Tra i luoghi comuni che si sentono città, questo è sicuramente uno dei più granitici: “Gli albanesi di piazza Gramsci passano le giornate ad oziare, sostenuti da sussidi, mentre noi ci sbattiamo per cercare lavoro”. Ma basta poco per scoprire che le cose non stanno così. Innanzitutto l’etnia prevalente in quella piazza, è quella kossovara. Poi, superati i primi scogli, a parlarci emerge una dura realtà: a loro lo stato non dà alcun sussidio diverso da quello che può percepire un disoccupato italiano. “Ma allora perché state qua?” chiediamo. “Siamo disoccupati, aspettiamo il lavoro. E tu, ne hai di lavoro per noi?” Chiede uno di loro, il più sfrontato, o forse il più disperato. “E il Centro per l’impiego?”, insistiamo. “Non funziona, loro dicono: “la richiameremo”. E poi non chiama nessuno”. Qualcuno poi confessa che i luoghi di ritrovo, come piazza Gramsci, un senso ce l’hanno, o meglio ce l’avevano: “Una volta passavano col camioncino, soprattutto a Colonna San Marco, adesso è più raro anche quello. Se c’è lavoro ti vengono a prendere tra le 6 e le 8 di mattina”. Impensabile eppure reale: nel 2014, in pieno Centro Italia, si può ancora essere ingaggiati dall’imprenditore “col camioncino”, un’immagine che si addice più alla “merce” che all’uomo. E se qualcuno passa, e propone un lavoretto, se è per un giorno non ci si stupisce, e se è in nero, fa lo stesso: l’importante è portare a casa il “pane”, perché come dice uno di loro: “Prima di rubare, preferisco morire di fame”.

Sono venuti in Italia anni fa, magari dopo una guerra o anche solo per tentare fortuna. La loro Lamerica, per parafrasare il film del regista Amelio, era l’Italia. A Siena, molti di loro, per anni, hanno lavorato, magari alla giornata, ma ora il buio. Niente lavoro. Il fenomeno degli stranieri di istanza alla Lizza e Piazza Gramsci è ormai un fenomeno che la gente quasi non guarda più. Fa parte dell’arredo urbano. Loro se ne stanno lì dalla mattina, in attesa di trovare lavoro. Ma le speranza ormai sono ridotte al lumicino. Piazza Gramsci e la Lizza, ormai da anni, dalla mattina alla sera, sembra ormai una piazza di Pristina (capitale del Kosovo).

E’ uno dei luoghi più centrali, la Lizza, ma ce ne sono anche altri, Due Ponti, Colonna San Marco ecc.  Undici, dieci, otto anni fa hanno tentato la fortuna cercando Lamerica a Siena. E ora? “Siamo senza lavoro da tempo. Sto a Monteroni insieme ad altri quattro, ma non riesco a pagare l’affitto al proprietario. 600 euro al mese diviso quattro. Chi ti aiuta? Nessuno!” chiosa con amarezza. Alcuni di essi hanno la famiglia che è rimasta in Kosovo e la lontananza e la difficoltà ad aiutarli è palese e disarmante. Altri, invece, sono venuti con la famiglia. “E se le cose continuano così, cosa farete?” Chiediamo, la risposta: “Andremo via dall’Italia, forse, se non cambiano le cose…”. Non si pongono limite, però, perché: “aspettiamo perché le cose potrebbero cambiare chissà…”. Qualcuno di essi ha ricevuto l’indennità di disoccupazione, altri no; ed allora in questa guerra tra poveri che ormai accomuna stranieri e italiani quali le soluzioni? “Non so – afferma un signore kosovaro sulla sessantina – forse ce ne andremo”.

La maggior parte di essi lavoravano nell’edilizia o nell’agricoltura. Con loro anche un ex imprenditore edile siciliano che una volta, quando le cose andavano bene, gli dava lavoro. Adesso l’imprenditore si trova con gli ex operai a vedere la vita scorrere appoggiati a una ringhiera. Sindacati? Centro per l’Impiego? Caritas? Stato italiano? Per loro tutto ormai è inutile. Non ci credono più. Ci spostiamo di pochi metri ed un nuovo gruppo di ragazzi giovani. Anch’essi kosovari, alcuni sotto la trentina o addirittura in età da diploma, ma “vittime” della dispersione scolastica: e la situazione non cambia. Si godono il sole senese con la sigaretta in mano e si lamentano perché non c’è lavoro. Stanno a San Rocco a Pilli, Poggibonsi, Colle. Tutte le mattine, tutti i santi giorni, la stessa scena. Magari una volta vanno al sindacato, magari una volta al Centro per l’impiego, magari una volta trovano un lavoretto in nero. E in attesa della ripresa o ripresina che sia che molti “esperti” affermano ci sia già, suonano stridenti se non surreali le parole della Direttrice dell’FMI, Lagardè, che ha detto che in Italia la ripresa non è ancora arrivata. A Siena, anno 2014, Lamerica non abita più qui.