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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Gli autobus hanno "un girasole nel motore"

di Augusto Mattioli

SIENA. Da oggi quattro autobus del servizio urbano del TraIn, uno dell’extraurbano, quattro mezzi di Siena Ambiente per la raccolta e la compattazione dei rifiuti (i più attenti potranno leggere sugli stessi mezzi lo slogan “ho un girasole nel motore") saranno alimentati con il biodiesel al 25 per cento e il 75 per cento di gasolio, poco sotto la massima percentuale consentita dalle normative nazionali che è del 30 per cento. E’ il risultato del progetto S.I.En.a che sta per "sviluppo integrato delle energie rinnovabili provenienti dal settore agricolo".
Un progetto pilota iniziato nel 2006 ideato e applicato a Siena, promosso dalla Regione che l’ha finanziato con 35 mila euro assieme alla Fondazione Mps (250 mila euro) e altri soggetti attuatori ( 91 mila euro) con il coordinamento di Arsia e Cispel. Obiettivo del progetto presentato questa mattina all’auditorium della Confesercenti, è la verifica del contributo alla riduzione dei consumi di combustibile fossile e delle emissioni di anidride carbonica con le sviluppo delle filiere corte. Si tratta di un’esperienza pilota per la Toscana e anche a livello nazionale.

Iniziato nel 2006, ha comportato la coltivazione di 150 ettari che hanno prodotto 270 tonnellate di semi di girasole, da cui si sono ricavate 120 tonnellate di biodiesel. Cinquantacinque serviranno per produrre 220 tonnellate di carburante, capaci di alimentare per un anno i nove mezzi delle due aziende senesi e far loro percorrere qualcosa come 440.000 chilometri immettendo in atmosfera la metà. dell'anidride carbonica rispetto a veicoli alimentati con il solo gasolio. Il risparmio atteso e' di 2,5 tonnellate di CO2 per ogni tonnellata di biodiesel utilizzata.
Cinque le aziende che hanno prodotto i semi di girasole. Toscana Cereali, Cia Toscana, Coldiretti Toscana, Confagricoltura. Il consorzio Agraria di Siena ha fatto lo stoccaggio, mentre per la trasformazione ha operato l’Italicol di Castelfiorentino. Hanno collaborato per la ricerca le tre università toscane.
Un modello di lavoro, è stato detto nel corso della presentazione, che potrebbe essere trasferito anche ad aziende pubbliche di altre città toscane