Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Dibattito sul 4%: il silenzio del governo

Oltre alla proposta di rinvio della decisione, l

di Max Brod

SIENA. Si è aperto con un ricordo di Silvano Porciatti, fondatore tra i più affiatati dell’Osservatorio Civico Senese, recentemente scomparso, il dibattito sul vincolo del 4% che ieri sera si è tenuto a Palazzo Patrizi, davanti ad una platea meno affollata del solito, nonostante il “tema caldo”. Obiettivo dei relatori, illustrare incongruenze e oscurità che aleggiano sulla questione Mps, e dare un messaggio forte alle istituzioni: bisogna rinviare la decisione sul 4%. Non solo critica però, diverse proposte partono dalle file dell’Osservatorio e dai presenti: come quella di salvare il “tesoretto” della Fondazione prima dell’inesorabile declino dell’Ente – operazione che consentirebbe, secondo Giorgio Finucci, un’erogazione di 20 mln di euro all’anno – e quella di un convegno di alto profilo, per richiamare l’attenzione nazionale sull’argomento, in contrapposizione al “silenzio assordante” di questi mesi da parte del governo centrale.

SILENZIO ASSORDANTE. Ad aprire il dibattito è il Prof. Luigi Bosco (Dip. Econ. Politica e Statistica Univ. Siena), con parole dure: “C’è un silenzio assordante sulla questione Mps, quello del governo nazionale”. Così il professore si appella al potere centrale, di cui a suo avviso non si può fare più a meno. Poi, riferendosi al manifesto dell’Associazione Buongoverno Mps, che uscirà nei prossimi giorni (aumento di capitale + abbattimento del vincolo = banca regalata agli stranieri), spiega: “Questi due disposti lascerebbero tutto nelle mani di una persona sola: Profumo, che probabilmente porterà avanti i suoi interessi, e non quelli della collettività locale e nazionale. È necessario guadagnare del tempo”. Aspettare dunque, questo è l’appello di un po’ tutti i presenti al dibattito, e appena ottenuto il rinvio, Bosco propone due mosse. La prima, coinvolgere Comune, Enti Locali e Fondazione in un pubblico confronto di alto profilo, anche tecnico, per prendere le decisioni giuste, e dare risonanza nazionale alla questione. La seconda, valutare la creazione di un veicolo finanziario (diverso dall’azionariato popolare) in grado di assorbire risorse dalla comunità, per riprendersi almeno in parte la Banca.

NAZIONALIZZAZIONE E AZIONE VERSO FMPS. Il consigliere Aurigi, dopo un escursus sul “peccato originale” che ha portato all’attuale situazione di Mps (la privatizzazione della banca), ha illustrato la strada che seguirà il movimento cinquestelle: la nazionalizzazione di Mps. “Con la nazionalizzazione – spiega – non è lo Stato che la gestirà: Crimi e Grillo la restituirebbero ai cittadini. Non so quali possano essere i meccanismi tecnici per attuare ciò, ma se ce ne fosse la possibilità, percorreremo questo sentiero”. Dopo di lui è Romolo Semplici (Pietraserena) a parlare, descrivendo come “allucinante” la modifica dello statuto appena attuata dalla Fondazione, e chiarendo: “La richiesta di danni nei confronti di Nomura, Deutsche Bank, e vertici Mps, non rende meno necessaria la stessa azione della comunità verso la Fondazione”.

I DUBBI DA CHIARIRE. Maria Alberta Cambi, presidente dell’Ass. Buongoverno, critica il fatto che “quattro membri sanzionati da Bankitalia sono ancora nel Cda della Banca, alcuni nel comitato esecutivo e uno nel collegio dei sindaci revisori”. Ma è Norberto Sestigiani (ex dirigente Mps) a porre una serie di importanti interrogativi: “Esistono società quotate con vincolo di possesso azionario? – si chiede, rispondendosi – Sì, c’è Unicredito, dove Profumo fu mandato a casa dalla sera alla mattina perché voleva fare i suoi comodi. I membri della Fondazione hanno piena capacità di agire? La legge fallimentare – spiega – considera sospetti gli atti compiuti dal fallito nell’ultimo periodo, e se la Fondazione sta vendendo il patrimonio per pagare le spese correnti, vuol dire che è fallita. Infine, perché tanta fretta, solo adesso, per l’abbattimento del vincolo? La lettera di Bankitalia dell’ottobre 2012 (dove si rendeva necessario, per fare l’aumento di capitale rivolto ad un numero ristretto di persone, l’abbattimento del vincolo del 4%) era nelle mani di Profumo per l’assemblea dell’ottobre 2012 (richiamata con allegato H), ma la questione non è stata sottoposta né all’assemblea di allora, né a gennaio né ad aprile”.

LA PROPOSTA DI FINUCCI. Conclude l’evento la previsione di Giorgio Finucci (quadro direttivo Mps, candidato nelle passate elezioni per “Cittadini di Siena”), secondo il quale verrà abbattuto il vincolo, e la Fondazione venderà le quote necessarie all’azzeramento del debito, scendendo al 19%; a seguire ci saranno aumenti di capitale per un totale di 2.5 mld (1 mld già deliberato), portando il 19% alla metà, e poi ad un’ulteriore caduta verso il basso. Dunque, la sua soluzione: “Consentiamo l’abbattimento del 4%, ma vincolando la Fondazione a non vendere le sue azioni. A questo punto, con la nuova deputazione potremmo salvare il “tesoretto” della Fondazione prima che, a causa della nazionalizzazione o privatizzazione, sia troppo tardi. Otterremmo così una cifra che può arrivare fino a 700mln/1miliardo di euro, che vorrebbe dire erogare 20 mln all’anno”.

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