Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Direttori Asl e cittadini della salute in Commissione Sanità

FIRENZE. I direttori generali delle Aziende unità sanitarie locali e delle Aziende ospedaliere universitarie della Toscana e Daphne Rossi, coordinatrice del Consiglio dei cittadini della salute, sono stati ascoltati questa mattina, giovedì 21 novembre, dalla commissione Sanità, presieduta da Stefano Scaramelli (Italia viva). La legge prevede infatti che annualmente i vertici delle Asl riferiscano sui contenuti della relazione sanitaria aziendale e l’organismo di partecipazione illustri l’attività svolta.

“Si tratta – ha dichiarato Scaramelli – di un’occasione importante per approfondire il lavoro avviato, fare un bilancio e mettere l’accento su risultati, problemi e prospettive, anche considerato il fatto che siamo a fine legislatura” . 

I primi a intervenire sono stati i vertici delle aziende ospedaliero universitarie. Lucia Turco, direttore sanitario di Careggi, ha fornito alcuni dati: mille e 222 posti letto, con un tasso di occupazione dell’83 per cento, 5mila dipendenti a tempo indeterminato; 47mila 526 ricoveri ordinari, 35mila 206 ricoveri in day hospital, 113mila 996 accessi al pronto soccorso (in calo rispetto agli anni precedenti, anche per il trasferimento del pronto soccorso del Cto a Careggi), 3mila 203 parti, l’8,9 per cento di pazienti ricoverati provenienti da fuori regione. Turco ha spiegato che si registra un aumento della complessità della casistica, mentre il numero dei ricoveri rimane costante, anche se aumentano quelli in day hospital e day surgery. Per quanto riguarda le liste di attesa per l’attività chirurgica, per i tumori di classe A (in cui intervenire è più urgente) Careggi rientra nelle disposizioni di legge, riesce cioè a garantire l’intervento entro 30 giorni, con la sola eccezione del tumore alla prostata, per cui Careggi è molto richiesto a causa dell’uso del robot.

Valtere Giovannini, direttore generale dell’Aou di Siena, ha ricordato che l’azienda si era presa alcuni impegni, e li ha rispettati: sviluppare l’attività chirurgica e di alta complessità; monitorare la spesa farmaceutica; potenziare l’attività chirurgica oncologica e contenere i tempi di attesa per gli interventi chirurgici; riorganizzare l’attività specialistica ambulatoriale e azzerare i tempi di attesa della prima visita e della diagnostica. Giovannini ha spiegato che adesso l’azienda riesce a garantire a tutti l’accesso entro una settimana, a garantire entro trenta giorni gli interventi per i tumori di classe A, con l’obiettivo di ridurre i tempi a 15 giorni nel 2020. Tutte le visite specialistiche, inoltre, sono disponibili entro una settimana.

Per l’Azienda ospedaliero universitaria di Pisa, il direttore sanitario Grazia Luchini ha ricordato che si compone di 170 strutture organizzate su due stabilimenti e conta 4mila 618 dipendenti, con una notevole stabilizzazione per assunzioni a tempo indeterminato. I posti letto sono 11mila, e anche qui si sono registrati meno ricoveri ordinari e più ricoveri in day surgery e day hospital. Nel 2018 il pronto soccorso ha registrato 87mila accessi, in aumento grazie alle migliori performance. Il 90 per cento delle visite ambulatoriali è garantito entro tre giorni. Sono aumentati i trapianti, e sono stati investiti in tecnologia 2milioni e 600mila euro.

Francesca Bellini, direttore sanitario del pediatrico Meyer, ha ricordato che tutte le attività sono aumentate e che nel 2018 si sono avuti 9mila 25 ricoveri; si è verificata però una leggera riduzione della complessità della casistica, perché si è cercato di abbattere le liste di attesa per questo tipo di richieste. È cresciuta l’attrazione del Meyer: il 27,3 per cento dei piccoli pazienti viene da fuori regione, e non solo dal sud. Anche qui in aumento i ricoveri in day surgery e in day hospital.

Lorenzo Roti, direttore sanitario dell’Azienda Nord Ovest, ha focalizzato l’attenzione sulla difficoltà di reclutamento del personale medico: “Soprattutto in zone disagiate, la criticità deve essere affrontata. Abbiamo bisogno, come sistema, di adottare una strategia”. Elencando i numeri dei punti nascita (sette in totale) che avrebbero bisogno di un “numero di personale adeguato”, Roti ha spiegato perché quello di Piombino, pur con tentativi dell’azienda di mantenerlo attivo, non è più operativo: “Non ha l’autorizzazione. Non si scappa da questo”. Sui servizi alla disabilità, il direttore sanitario ha spiegato che l’azienda ha recepito la delibera di Giunta sulla revisione dell’accesso e ha concluso esortando a non fare passare il messaggio che la “sanità è solo erogazione di prestazioni. Non è così” e anche su questo si è detto convinto della necessità di una riflessione.

Emanuele Gori, direttore sanitario della Asl Centro ha fornito numeri precisi: l’utenza è pari a 1milione e 600mila di cui oltre 400mila sono over 65, le strutture territoriali sono 220, le società della salute sono 22, i ricoveri l’anno ammontano a 146mila, e anche qui oltre il 60 per cento è costituito da over 65, “a dimostrazione – ha spiegato – che il quadro epidemiologico è cambiato”. Gli accessi al pronto soccorso aumentato costantemente e “nell’80 per cento dei casi sono codici a bassa priorità”. “Abbiamo delle criticità sulle liste di attesa chirurgiche che nel corso dell’anno abbiamo abbattuto ma oltre questo non possiamo andare. La mancanza di personale ci impedisce di migliorare”, ha spiegato Gori anche qui fornendo dati: “Su 14 assunzioni in programma per anestesisti, ne abbiamo presi solo quattro di cui tre peraltro già in servizio; su sette ginecologi, ne abbiamo presi solo 2, per assumere 143 infermieri, ne abbiamo dovuti chiamare oltre il doppio, perché trovano più occasioni e spazio nel privato”.

Antonio DUrso, direttore dell’Area Vasta sud-est, ha ricordato come l’area abbia scarsa popolazione e infrastrutture insufficienti, come siano molti i cittadini anziani (il 4 per cento grandi anziani), e la speranza di vita migliore che per altre aree della Toscana con l’unica eccezione di Grosseto. I distretti sono 8, gli stabilimenti ospedalieri 13 e 23 le case della salute attivate. A questo proposito, D’Urso ha fatto presente che in alcuni casi, come in Valdarno, i medici di medicina generale si sono rifiutati di entrare in una casa della salute e dunque servono soluzioni diverse da mettere in campo. Buono il tasso di ospedalizzazione e in miglioramento i tempi di attesa.

La coordinatrice del Consiglio dei cittadini della salute ha richiamato l’attenzione sulla necessità di “dare risposte, anche difficili ma necessarie”. “Spesso la percezione del cittadino è diversa rispetto ai numeri e agli sforzi fatti dalle diverse aziende, anche per questo il Consiglio è utile, per riportare e condividere informazioni”. Rossi ha ripercorso l’attività svolta nel 2019 e parlato di due fronti in particolare su cui lo strumento di partecipazione ha insistito: l’applicazione del Piano socio sanitario regionale e il confronto sulla proposta di Piano sulle liste di attesa”. “Esiste un problema 118 su cui vorremmo essere coinvolti”, ha concluso la coordinatrice pur ricordando che alcune osservazioni portate all’attenzione della commissione in fase di redazione del Pssir, sono state recepite.

Numerose, le domande e le considerazioni dei consiglieri. Enrico Sostegni (Pd) si è soffermato sui dati degli organici, sul clima organizzativo e sulle relazioni sindacali; Paolo Bambagioni (Pd) ha posto la questione del sistema organizzativo e di quanto sia soddisfacente, del funzionamento del sistema informatico, e della formazione dei numerosi specializzanti; Paolo Marcheschi (FdI) ha chiesto notizie sulle liste di attesa, sui nuovi ingressi e sugli abbandoni da parte del personale; Serena Spinelli (Gruppo misto) ha chiesto una valutazione dei processi che stanno dietro ai volumi e un più facile accesso alla formazione da parte del personale; Andrea Quartini (M5S) ha rilevato l’esigenza di una valutazione del clima interno; Monica Pecori (Gruppo misto) ha chiesto informazioni in merito al nuovo ospedale di Livorno – secondo quanto riferito da Lorenzo Roti, “siamo nella fase di partenza dei gruppi di lavoro per la costruzione del Piano sanitario di massima e quindi con un primo fabbisogno di posti letto, dimensionamento e servizi” – e sulla mancanza di case della salute.