Cure, sani stili di vita e tecnologia: le armi per affrontare il diabete

Convegno organizzato dall'Asl Sud Est a Nottola

MONTEPULCIANO. La Giornata Mondiale del Diabete, istituita nel 1991dalla Federazione internazionale del diabete (IDF) e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, si tiene ogni anno il 14 novembre, che corrisponde alla data di nascita di Frederick Banting (il co-scopritore dell’insulina con Charles Best nel 1922). 

Quest’anno, per sensibilizzare su questa malattia che in Italia affligge 3 milioni e 200 mila persone, il tema della giornata è ”Famiglia e diabete”.

Giovedì 15 novembre alle 15,30 presso l’aula magna del presidio ospedaliero di Nottola si terrà un importante convegno aperto a tutti i cittadini e organizzato dalla Asl Toscana sud est, l associazione diabetici ADIVASE e i Lions Club Valdichiana “I CHIARI”.

Il Team Diabetologico della UOC Medicina Interna affronterà i temi centrali di questa malattia: Giovanni Notario tratterà il ruolo della famiglia nella co-gestione del diabete; Andrea Marcocci gli stili di vita come strumento di prevenzione e cura; Caterina Rango presenterà l ambulatorio pediatrico per il diabete e l obesità. L incontro si concluderà con il prezioso contributo di esperienze della vita reale di utenti dell ambulatorio diabetologico e componenti delle associazioni di volontariato.

Un italiano su 12 – spiega Luigi Abate, direttore Medicina interna di Nottola – ha il diabete o è a rischio di averlo e non sempre lo sa. È proprio la società del benessere che fa emergere prepotentemente i cosiddetti nemici della salute del terzo millennio: il sovrappeso corporeo, l’obesità, l’ipertensione arteriosa e, quindi, il diabete mellito. Si tratta di condizioni patologiche che vantano nel mondo e anche in Italia, dei tristi primati epidemiologici.

Proprio per la loro tendenza ad interessare fasce di popolazione sempre più numerose, è prevedibile che l’esponenziale esplosione epidemiologica di queste condizioni patologiche possa assumere nel prossimo decennio i caratteri di una vera e propria epidemia. Il diabete mellito costituisce un potente moltiplicatore di malattia. In particolare, nell ambito delle patologie cardiovascolari, è responsabile eziologico di molteplici eventi a livello cardio-cerebro-vascolare e altri plurimi distretti.

“Con questa iniziativa – continua Abate – vogliamo sensibilizzare i cittadini e informarli correttamente su questa patologia che, in Italia, interessa quasi il 7% della popolazione tra casi diagnosticati e non ancora diagnosticati. Il tema affrontato quest’anno è incentrato su Famiglia e diabete. Ha l’obiettivo di far conoscere il ruolo della famiglia nei riguardi della malattia diabetica. Infatti, è proprio la famiglia che si dimostra capace di esercitare delle azioni di segno positivo, in quanto luogo privilegiato che contribuisce nella applicazione corretta della cura, nella ottimale gestione della malattia e nella prevenzione delle complicanze. Inoltre, incide positivamente, con un ruolo educazionale, sugli altri membri della famiglia e sugli amici che la frequentano, ai fini della prevenzione della malattia diabetica”.

“Un milione di italiani – commenta Enrico Desideri, direttore generale Asl Toscana sud est – ha il diabete e non sa di averlo, mentre solo il 53% dei diabetici è a target terapeutico. Con questa consapevolezza dobbiamo lavorare per raggiungere questi ambiziosi obbiettivi: la prevenzione primaria (corretta alimentazione e attività fisica) e aderenza alla terapia. Per far questo collaboriamo a stretto contatto con le associazioni, la scuola, i comuni nell intento di sviluppare strategie sanitarie tese a raccordare il sistema delle cure primarie (medico di famiglia e pediatra di libera scelta, infermieri, farmacisti) con la rete specialistica. Infine la ricerca sui nuovi farmaci è centrale per lo sviluppo delle cure sempre più sicure ed efficaci”.”

La gestione del diabete nella nostra Azienda è cambiato – spiega Lucia Ricci, direttore della rete diabetologia Asl Toscana sud est – grazie all alleanza tra gli specialisti e il medico di medicina generale. Con l introduzione del Chronical Care Model, ovvero la presa in carico del paziente a rischio, prima ancora che questo manifesti i sintomi della malattia. Questo è stato possibile grazie ad una collaborazione e stima reciproca con il medico di famiglia, che invia il paziente a rischio dallo specialista, e in percorsi assistenziali adeguati. Ormai il nostro team è formato da tutti gli specialisti perché il diabetico cronico, con l’innalzarsi dell età, può provocare cecità, insufficienza renale, neuropatie, malattie cardiovascolari. Puntiamo molto anche sull’alleanza terapeutica con il paziente, che deve essere aiutato nella comprensione di se stesso, della malattia e del suo trattamento, rendendolo in grado di saper sorvegliare i sintomi e sapersi adattare alle diverse situazioni”.

”E’ doveroso precisare – conclude Abate – la necessità di non cadere nell’errore che porta a considerare inevitabile il manifestarsi della malattia diabetica, a ragione del fatto che alcuni familiari ne siano affetti, in quanto la comparsa dello stato di malattia, derivando dall’interazione tra fattori di rischio genetici e stili di vita, non rappresenta sempre una condizione ineluttabile capace di far instaurare la malattia”. 

Tra i principali fattori di rischio vi sono stili di vita errati legati all’alimentazione, alla scarsa attività fisica e al consumo di alcol e tabacco. Lo stile di vita è uno dei determinanti della salute ed è a sua volta influenzato da altri fattori macro di natura sociale, culturale, economica ed ambientale.

Oggi il paziente diabetico, per diminuire al minimo il disagio della malattia, può contare sulla tecnologia. La Asl Toscana sud est ha investito in strumenti innovativi come i microinfusori di insulina sottocutanei e i sensori per misurare la glicemia senza ricorrere agli stick glicemici.