Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Sardegna: vince il referendum contro il nucleare mentre il Giappone affonda

Prioritario alzare il livello di lotta contro la seconda era nucleare italiana

SIENA. Tre notizie importantissime che riguardano il nucleare, due in Italia e l’altra in Giappone. In Sardegna, il 15 e 16 maggio, insieme alle elezioni amministrative, si è votato per il referendum consultivo sul nucleare. Questo il testo del quesito referendario sul quale si sono espressi gli elettori sardi: «Sei contrario tu all’installazione in Sardegna di centrali nucleari e/o siti di stoccaggio per scorie da esse residuate o preesistenti?” Già alle 22:00 di domenica aveva  votato il 39,83 per cento degli elettori superando abbondantemente il quorum richiesto dalla legge regionale n. 20 del 1957 per dichiarare valido il voto. Il risultato della consultazione è stato assolutamente netto e chiaro, un messaggio condiviso anche dal governatore Cappellacci: la Sardegna, con i risultati parziali che parlano alle 22:30 della vittoria del SI col 97% dei voti, non vuole essere sede in alcuna maniera di centrali o siti di stoccaggio o centri in alcun modo inerenti al nucleare, che la seconda era nucleare italiana con l’isola non ha nulla da spartire. Il messaggio deve arrivare anche al resto del Paese, nonostante i tentativi di boicottaggio del governo sul referendum annunciato per il prossimo giugno con la legge sulla moratoria ancora ferma in Parlamento, si tratta di un risultato unico e straordinario per sconfiggere la lobby del cemento, dell’acciaio, del malaffare.

In Piemonte, a Saluggia, l’impianto Eurex e il deposito Avogadro contengono l’85% delle scorie radioattive italiane. Sono principalmente in forma liquida e si trovano quasi a contatto con la Dora Baltea e a 1,5 km dal più grande acquedotto del Piemonte. Sono conservati nella stessa cittadina anche 5kg di plutonio. Poca roba, si dirà, ma in grado di uccidere con facilità 50 milioni di persone –quasi quante abitano il Bel Paese-. Secondo molti esperti, i rischi di contaminazione sono enormi. Già lo scienziato Carlo Rubbia disse chiaramente, dopo l’alluvione che nel 2000 sommerse parte dei depositi e come raccontato in una puntata di Report, che una “catastrofe planetaria” era stata sfiorata. Insieme a Saluggia la centrale di Trino Vercellese, pur chiusa, continua a rilasciare radioattività nell’aria e nel fiume Po, nella completa impossibilità della popolazione di fare qualcosa di concreto per uscire da questa situazione mortale. Legambiente e Pro natura hanno diffidato l’amministrazione regionale, ma i politici di Torino fanno orecchie da mercante…

In Giappone, la Tepco è riuscita a capire che poche ore dopo il disastro nucleare dell’ 11 marzo, contrariamente a quanto affermato fino a oggi, cominciò la fusione delle barre di materiale radioattivo presente nella centrale di Fukushima. E’ stato calcolato che in questa fase la temperatura delle barre abbia raggiunto rapidamente i 2.800 gradi Celsius e che il tracollo del reattore sia andato avanti  altrettanto rapidamente. Quasi tutte le barre fuse erano già precipitate nel bottom del pressure vessel già alle 6,50 ora del Giappone del 12 marzo. Quindi tutti gli annunci di messa in sicurezza inventati in questi mesi dalla compagnia elettrica si sono rivelati tutti falsi, e si rivela pura utopia la road map che prevede il raffreddamento dei reattori entro luglio. Le conseguenze negative sono ovviamente incalcolabili. E nel frattempo, controlli indipendenti hanno verificato che la radioattività si è già completamente diffusa in un raggio di almeno 80 chilometri dall’epicentro della centrale di Fukushima-Daichi. E’ stato calcolato che la decontaminazione dei suoli delle aree immediatamente prossime alla centrale potrà richiedere anche tre secoli. Dove non poterono terremoto e tsunami, arrivò l’uomo. Ecco perché il nucleare è assolutamente da bandire.