Marchetti (FI): “In Toscana la prima vendemmia la fa il capriolo”

Il Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti attacca: "Viticoltura di pregio in pericolo. Situazione estrema dopo troppe prese sotto gamba"

FIRENZE.  «Il Tar della Toscana ha sospeso la delibera 633 dell’11 giugno scorso con cui la Regione pianificava l’abbattimento in caccia di selezione anche di femmine e piccoli di capriolo, e ora in Toscana la prima vendemmia la farà l’ungulato. E col cerino del danno in mano restano ancora una volta agricoltori e Atc. Questo succede quando per anni si prendono sotto gamba i problemi, come ha colpevolmente fatto la sinistra di governo regionale nel nome di certo ambientalismo integralista, e poi si pensa di rispondere situazioni ormai estreme correndo ai ripari con atti di rincorsa evidentemente impugnabili. Lo dicono i fatti. Non è così che si governa un problema emergente come quello del rapporto tra cittadini, imprenditori e fauna selvatica»: attacca a capo basso il Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti, preoccupato per la viticoltura di pregio che si trova adesso esposta a maggior pericolo dopo la bocciatura che il tribunale amministrativo regionale ha opposto, in via sospensiva, alla delibera regionale 633 del giugno scorso Piani e tempi di prelievo della specie capriolo per la stagione 2018-2019 per quanto riguarda la possibilità di abbattimento di femmine e piccoli.

            Il pronunciamento del Tar, sezione seconda, è arrivato con decreto il 23 agosto scorso, a seguito del ricorso depositato appena tre giorni prima dall’Unione regionale cacciatori dell’Appennino (Urca). Nel decreto il Tar sospende in via cautelativa l’attività venatoria «limitatamente all’abbattimento di femmine e piccoli di capriolo», lasciando intatto il resto, fino all’11 settembre prossimo, quando si riunirà la camera di consiglio utile a una valutazione collegiale di una questione di cui si rilevano «complessità» ed «estrema articolazione». L’accoglimento del ricorso presentato da Urca arriva poiché il Tar ritiene che «nel bilanciamento degli opposti interessi coinvolti, sembra prevalente, senza pregiudizio dell’interesse pubblico, quello tutelato dalla ricorrente, teso ad evitare l’irreversibile danno alla fauna selvatica derivante dall’esecuzione degli abbattimenti previsti».

            Marchetti su questo qualcosa da ridire ce l’ha: «E’ interesse pubblico tutelare le colture, e in particolare quelle vitivinicole di pregio per le quali il territorio toscano e la sua economia si distinguono nel mondo. E lo diciamo da sempre, non come la sinistra che tenta ora di correre ai ripari con provvedimenti controversi dopo anni e anni di sottovalutazioni e mancate strategie di governo della fauna selvatica. I vini di pregio toscani sono patrimonio collettivo, prima ancora che degli imprenditori che ne portano avanti le produzioni. Ora, invece, è patrimonio di popolazioni di caprioli e ungulati da troppo tempo fuori controllo. La Regione ha tentato di rispondere con provvedimento estremo a situazione estrema. Ma chi ha lasciato che tale estremizzazione si producesse? Sempre la Regione, a cui va la responsabilità di governare la fauna selvatica sul proprio territorio e che ora tenta maldestramente di tamponare un’emergenza. Qualche numero? Prendiamo Siena, area altamente vocata alla viticoltura di pregio: lì – illustra Marchetti – secondo stime dell’Atc 3 la popolazione di caprioli risulta non inferiore ai 40mila capi. Il 2017 ha visto danni alle uve prodotti dai caprioli pari a 350mila euro, ovvero il 40% del totale dei rimborsi. A fronte di ciò, sempre Atc 3 ammette che la provincia di Siena in caccia di selezione riesce a malapena a completare il 50% del piano di abbattimento regionale che prevede il prelievo di 8.500 caprioli circa. Dinanzi a questi dati non è difficile capire chi sia più in pericolo, se i caprioli che si accingono a pasture di alta gamma o i viticoltori che vedranno compromessi i loro raccolti».