La geotermia avanza con leggi del periodo fascista

I Difensori della Toscana analizzano le norme sulla "occupazione coatta"

Impianto a Radicondoli

CASOLE D’ELSA/RADICONDOLI. Molti cittadini della Valdelsa in questi giorni stanno ricevendo la visita di un messo che notifica l’“OCCUPAZIONE COATTA“ delle loro terre, un provvedimento molto forte, utilizzato dagli speculatori per fare sondaggi geofisici e per costruire nuove centrali dove la gente non vuole; gli speculatori fanno così, occupano i terreni privati con la forza di una vecchia legge ancora vigente per imporre qualcosa di penalizzante ai cittadini che democraticamente le leggi sono abituati a rispettarle.

Spesso si tratta di piccoli proprietari, coltivatori diretti, gente di una certa età, persone che vivono semplicemente col lavoro della loro terra da generazioni, alcuni probabilmente conoscenti o addirittura parenti di uomini e donne che hanno combattuto e perso la vita per difendere questo territorio che è stato teatro di molte azioni ed episodi di lotta partigiana, e che pensavano di essersi lasciati alle spalle quel triste periodo.

Il ricordo del fascismo e di quello che si è fatto per riconquistare la democrazia e la libertà qui è vivo e radicato, tanto sangue è stato versato e tanta sofferenza è stata causata. Lo sgomento e la rabbia che si legge negli occhi di chi ha ricevuto questa notifica è massimo, increduli quando vedono che le loro terre vengono occupate grazie ad una legge fascista del 1927!

Entriamo nel dettaglio e cerchiamo di capire meglio questa normativa….

Geotermia. Breve analisi di una legge fascista tuttora in vigore
Regio Decreto 29 luglio 1927, n. 1443 (dal sito del Ministero dello Sviluppo economico)
Norme di carattere legislativo per disciplinare la ricerca e la coltivazione delle miniere nel Regno.

1- brevissimo riassunto del contesto storico, correva l’anno 1922 …
tratto da http://cronologia.leonardo.it/storia/a1927d.htm

Il primo governo Mussolini, formatosi il 31 ottobre 1922, nacque nel rispetto dello Statuto Albertino (a parte l’eversione politica della marcia su Roma) ed ottenne la fiducia del Parlamento. Fu un Gabinetto di coalizione molto ampio, visto che erano rappresentate quasi tutte le forze parlamentari (eccetto comunisti e socialisti), praticamente una sorta di compromesso politico. Il programma del governo Mussolini fu all’inizio di restaurazione; venne adottata una politica estera di prestigio (cha avrebbe portato nel 1924 all’annessione della città dalmata di Fiume) ed una politica economica liberista, attuata attraverso la privatizzazione di molte attività statali, che eliminò il disavanzo del bilancio pubblico.   
La trasformazione dello Stato liberale in un regime autoritario, quale fu quello fascista, fu molto graduale: il fascismo riuscì ad alterare l’ordinamento costituzionale dello Statuto Albertino (che non richiedeva complesse procedure per la sua modifica come l’attuale ordinamento repubblicano) e a dar vita ad un sistema statalista, caratterizzato dalla commistione tra strutture del partito ed istituzioni statali (ad esempio la  Milizia per la sicurezza nazionale, forza armata di partito, o il Gran Consiglio del Fascismo, formato da Mussolini e gli altri gerarchi fascisti). La vera svolta totalitaria del regime avvenne tra il ‘25 ed il ‘26 quando furono emanate le leggi fascistissime . Esse incidevano sia sul potere esecutivo che su quello legislativo, delineando una forma di governo centrata sulla supremazia del leader del partito fascista, il Duce Mussolini, capo del governo e superiore gerarchico di tutti i ministri. La sua nomina spettava esclusivamente al Re, abolendo l’istituto della fiducia parlamentare; inoltre al governo venne concesso il potere di emanare norme giuridiche, svuotando così di reali poteri il Parlamento. Vennero cancellate le libertà di stampa e di parola, furono aboliti tutti i partiti (tranne ovviamente quello fascista) e lo stesso principio della rappresentanza elettiva: il popolo doveva solamente tracciare un sì od un no su una lista di 1.000 candidati, tutti iscritti al P.N.F. Con la riforma amministrativa del 1926 furono cancellate pure le libertà locali; l’intero potere decisionale venne concentrato nella figura del Podestà nei comuni e del Prefetto nelle province.”

Nel 1927 c’era un Regno, non una Repubblica. Essendoci un Re ed un Duce i cittadini erano sudditi. Non c’era la democrazia, le donne neppure votavano, non c’era il Ministero dell’ambiente, non c’era la Costituzione, non c’era la Comunità Europea.
Il tessuto sociale ed economico era completamente diverso da quello odierno, c’era l’analfabetismo ed il paesaggio e l’ambiente non venivano presi neanche in considerazione. In quegli anni i pochi che provavano ad esprimere liberamente il proprio pensiero venivano picchiati ed arrestati
“RIBOLLA – 1928 Arresto del repubblicano Leonardo Stefanini [12/9/1885, Castiglione dei Pepoli -Bo], bracciante, per avere offeso pubblicamente Mussolini. Sarà condannato a 3 mesi e 15 giorni di reclusione. In seguito sottoposto a periodici controlli, lʼultimo dei quali il 19/11/43 (ARB – DBPB).”

( esempi di cronologia italiana del 1927)

2 – esaminiamo ora l’art. 10 del Regio Decreto 1443/1927 (accesso ai fondi privati)
“10. I possessori dei fondi, compresi nel perimetro al quale si riferisce il permesso, non possono opporsi ai lavori di ricerca, fermi restando i divieti contenuti nella legge di polizia mineraria 30 marzo 1893, n. 184.       (1893!!! Oggi sostituita da una norma del 1959)
È fatto obbligo al ricercatore di risarcire i danni cagionati dai lavori di ricerca. 
Il proprietario del terreno soggetto alle ricerche ha facoltà di esigere una cauzione. 
Quando le parti non siansi accordate, l’ingegnere capo del distretto minerario, sentito, ove occorra, l’avviso di un perito, stabilirà d’ufficio, provvisoriamente, l’ammontare del deposito, eseguito il quale il ricercatore potrà dare esecuzione ai lavori. Ogni ulteriore contestazione tra il proprietario del suolo e il ricercatore sarà decisa dalla autorità giudiziaria.” 

I caporioni del regime fascista si imponevano in questo modo sui sudditi. Se uno degli amici del Re o del Duce, come ad esempio il principe fascista Piero Ginori Conti di Larderello, voleva espandere i suoi impianti industriali nessuno doveva provare ad ostacolarlo.

3 – passiamo all’art. 32 del Regio Decreto 1443/1927 (la pubblica utilità secondo i fascisti)
“32. Entro il perimetro della concessione, le opere necessarie per il deposito, il trasporto e la elaborazione dei materiali, per la produzione e trasmissione dell’energia, ed in genere per la coltivazione del giacimento e per la sicurezza della miniera, sono considerate di pubblica utilità a tutti gli effetti della L. 25 giugno 1865, n. 2359.(1865!)
In caso di contestazione circa la necessità e le modalità delle opere anzidette, decide l’ingegnere capo del distretto minerario.
Quando le opere indicate nel primo comma del presente articolo debbano eseguirsi fuori del perimetro della concessione, il concessionario può domandare la dichiarazione di pubblica utilità agli effetti della legge suddetta. Tale dichiarazione è fatta dal Ministro per l’economia nazionale, sentito il Consiglio superiore delle miniere.  
Su richiesta del concessionario, il Ministro per l’economia nazionale, può ordinare l’occupazione d’urgenza, determinando provvisoriamente l’indennità e disponendone il deposito.” 

Una volta erano i caporioni fascisti a decidere quali erano le opere di pubblica utilità. Ma oggi, in democrazia, chi lo decide? Al posto dei caporioni dovrebbero essere i cittadini a deciderlo e la cosa andrebbe fatta in tutta trasparenza, ma purtroppo non è così. Le decisioni vengono prese in regione a stanze chiuse.
La legge n. 1443 del 27 luglio 1927 è quella che disciplina la ricerca e la coltivazione mineraria. Non è stata mai abrogata in 89 anni. Tra l’altro secondo noi è di dubbia applicabilità in quanto le norme per la sua esecuzione da allora non sono mai state emanate.
“Art. 65. Il Governo del Re (ora della Repubblica) è autorizzato ad emanare le norme per la esecuzione del presente decreto il quale entrerà in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno.” 

Questa legge è un lascito del fascismo e la Regione Toscana non si attiva per farla abrogare. E’ un regalo agli speculatori. E’ un insulto ai cittadini democratici.

Seguono alcuni nominativi di soggetti che vogliono costruire centrali in Alta Valdelsa e Alta Val di Cecina (ma anche in altre zone italiane) traendo vantaggio da questa legge fascista:
Fausto Batini   amministratore delegato di Magma Energy Italia (ex dirigente Enel)
Stefano Boco  presidente di Magma Energy Italia (ex senatore dei Verdi)
Fabio Roggiolani   socio di Toscogeo (ex consigliere regionale dei Verdi)
Gianni Gori      presidente di Graziella Green Power (controlla Magma Energy e Toscogeo)

Difensori della Toscana