Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Biomasse: il contributo al dibattito degli Ecodem

"Il progetto Rcr è un'occasione per riflessioni non ideologiche"

SIENA. Dal Circolo Ecodem di Siena riceviamo e pubblichiamo.
“È ormai chiara a tutti la portata epocale delle scelte che ci aspettano nel campo dell’energia: il modello attuale dovrà essere celermente sostituito a causa del progressivo esaurimento dei combustibili fossili e della inadeguatezza dell’attuale tecnologia nucleare. L’unica alternativa che rimane è puntare al 100% di energia rinnovabile entro il 2050, come ci indica l’ultimo Energy Report del WWF del 3 febbraio 2011, obiettivo credibile se nel contempo viene attuata una riduzione dei consumi sostituendo le tecnologie tradizionali, nate nell’epoca dell’energia a buon mercato, con quelle del risparmio e dell’efficienza energetica. Per un territorio in buona parte agricolo come quello della nostra provincia l’utilizzo delle biomasse a scopo energetico è una grande opportunità ed in effetti vi sono diverse iniziative allo studio, anche se spesso accompagnate da critiche e timori, come testimoniano le pagine dei giornali anche in questi giorni.

È bene ricordare che l’Unione Europea ha fissato una tabella di marcia con l’obiettivo di raggiungere una quota del 20% di energie rinnovabili nel proprio mix energetico entro il 2020. La Direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recentemente adottata dall’Italia, al punto 6 dei “considerata” propone un modello virtuoso basato sulle tecnologie decentrate per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Ne derivano una serie di vantaggi, quali l’utilizzo delle fonti di energia locali, minori distanze di trasporto e ridotta dispersione energetica e inoltre creazione di posti di lavoro e nuove fonti di reddito a livello locale.

È importante chiarire che per biomassa si intende la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall’agricoltura, dall’industria e dalla raccolta urbana, gli sfalci e le potature provenienti in particolare in provincia di Siena dalle viti e dagli olivi. Si tratta quindi di una grande varietà di materiali per il cui sfruttamento esistono specifiche tecnologie tutte conosciute da tempo, ormai considerate mature, affidabili e sicure, purché correttamente alimentate con la biomassa per la quale sono state progettate.

È opportuno che su questi temi gli operatori adottino nel progetto la massima trasparenza verso la cittadinanza in primo luogo nel dichiarare la tipologia del materiale da impiegare e la sua provenienza. Nel Piano energetico della Provincia di Siena si sostiene che sarebbe antieconomico un impianto che non disponga dell’approvvigionamento entro un raggio di 30-50 km. Si tratta di materiale con un contenuto energetico pari a meno di un terzo di quello del gasolio e il trasporto incide sensibilmente tanto da ridimensionare le economie di scala che si produrrebbero con la crescita della potenza dell’impianto. Lo stesso piano stima in 71.839 t/anno di sostanza secca, il totale delle biomasse disponibili annualmente nell’intera provincia di Siena, la cui estensione va ben oltre i 50 km indicati dal piano.

Una centrale come quella prevista a Colle avrebbe consumi tali (il consumo di materiale è pari a circa 10.000 t/anno per ogni Mw) da andare quindi ben oltre le stime di biomassa disponibile in Provincia di Siena, Si può inoltre immaginare l’impatto legato alla movimentazione del materiale e al numero di viaggi giornalieri dei mezzi di trasporto sulla rete viaria.

Qualunque sia il progetto cui RCR poi voglia dar seguito, questo dovrà anche contenere precontratti di filiera con i fornitori del materiale nelle quantità necessarie per garantire l’alimentazione costante per almeno 10 anni e certificare a tutti gli interessati la provenienza del materiale. Senza questa sicurezza di fornitura, vi sono elevati rischi che una volta realizzato l’impianto, la necessità di essere sempre in funzione esponga a subire condizioni di mercato insostenibili, spinga a procurarsi materiale non garantito o proveniente dal mercato internazionale delle biomasse. Se il progetto industriale si integra fin dall’inizio con la realtà locale deputata a fornire la biomassa, si avrà invece una virtuosa ricaduta sul territorio per gli aspetti occupazionali, oltreché di conservazione dell’ambiente.

Nel caso del’impianto della RCR, alla luce delle valutazioni precedenti, non pare sostenibile nemmeno l’ipotesi di soddisfare il solo fabbisogno di energia della azienda (valutabile attorno ai 4/5 Mw) con un unico impianto a biomasse. Per ottenere un risparmio sui costi aziendali, piuttosto andrebbe operato su più fronti, da una parte continuando con gli investimenti su processi e tecnologie a maggiore efficienza energetica, dall’altro con il fotovoltaico, pur consapevoli dei limiti di tale fonte per un impianto a ciclo continuo, utilizzando le estese coperture. Non andrebbe nemmeno trascurata lo studio di opzioni quali la cogenerazione di energia e calore, di cui potrebbero beneficiare le abitazioni circostanti con una rete di teleriscaldamento, utilizzando il gas metano della rete.

In conclusione il tema RCR non va disgiunto da una visione più ampia che consideri l’energia da biomasse una grande opportunità per il territorio della nostra provincia, ma che non venga trattata con le stesse logiche dell’energia da fonti fossili. Gli EcoDem di Siena; dicono sì a piccoli impianti decentrati che utilizzano materiale disponibile localmente, a progetti che adottano un approccio trasparente verso la comunità in cui operano, no a mega impianti inidonei al concetto stesso di energia da biomasse”.